Giancos, Conti e Santa Maria

Passeggiate

DIFFICOLTA': MINIMA

Per questo itinerario partiamo da via Dante, sulla spiaggia di Sant'Antonio, all'angolo con via Padura. Sulla destra di via Padura inizia una lunga scalinata, Salita Croce. La strada ripercorre il tracciato di una via romana e si apre in una bellissima balconata sul porto. In questa zona si trovano i resti del tempio dedicato a Castore e Polluce.

Continuando troviamo una Cappella votiva ottocentesca. Qui un tempo le donne si riunivano la sera per pregare per i loro uomini impegnati nella pesca in mezzo alle onde. Pochi metri più avanti, sulla sinistra, c'è la cisterna della Quagliara, uno dei grandi serbatoi anch'esso di epoca romana. Tornando indietro la passeggiata prosegue per via Sopra Giancos. Giancos, il cui nome proviene da Giovanni Cossa, antipapa nel 1410 con il nome di Giovanni XXIII, è oggi un quartiere residenziale coperto da case antiche e nuovi villini. Qui si trova Mamozio, la più importante delle statue romane ritrovate a Ponza durante i lavori di riedificazione dei Borbone nel 1700.

Prima la statua era collocata in piazza Pisacane, dove adesso si trova il monumento ai caduti. Nel 1809 venne decapitata da un soldato francese e rimase acefala fino al 1844 quando un artista locale le scolpì una nuova testa. Dopo varie perigrazioni e altre decapitazioni il Mamozio è stato collocato, stavolta, sembra in via definitiva, al lato di via Sopra Sant'Antonio.

Il percorso prosegue attraverso un tratto di strada che scorre tra le antiche mura di una diga romanadel primo secolo, costruita per regolare l'impluvio di tutto il bacino di Giancos. Si snoda tra muri a secco, caratteristiche costruzioni, dislivelli e irregolarità che lo rendono tanto unico quanto piacevole.

Oltre Giancos arriviamo a Santa Maria, una delle prime zone urbanizzate dai coloni borbonici a partire dal 1734, quando si stabilirono nella fertile pianura protetta dai venti freddi iniziando una fiorente attività agricola. Il tunnel romano di Santa Maria, liberato dai detriti nel 1855, collega questa parte dell'isola con Giancos ed è proprio da queste parti che secondo la leggenda dimorava la mitica maga Circe. Anche in questa frazione, specialmente all'angolo tra la Discesa dei Conti e via delle Pezze, secondo le antiche leggende c'era un intenso viavai di munacielli. Proprio per esorcizzarne uno, particolarmente dispettoso, nel 1935 gli abitanti chiesero a gran voce, ottenendola, la realizzazione di una cappella intitolata alla Madonna Addolorata. Sempre da queste parti si trova la Grotta del Serpente, un'altra grande cisterna idrica di epoca romana. L'imboccatura centrale è a quattro metri sotto il livello della strada provinciale. Scavata nel fianco del monte, ricoperta in parte con cemento e in parte rivestita in optus reticolatum, è tra le atre quella che ci è giunta nel migliore stato di conservazione.

A tre navate, risale al primo secolo e fino ai primi anni del secolo scorso era istoriata di mosaici praticamente intatti. Anche qui sembra che siano vissuti terribili mostri: un serpente, eternamente sveglio e a perenne custodia di un enorme tesoro, e un cane nero che seguiva in silenzio chiunque osasse avventurarsi tra queste rovine.

La cisterna, insieme con una grande villa imperiale, oggi in gran parte interrata, sono state scoperte nel 1926 dall'archeologo Amedeo Majuri. La palazzina che domina la spiaggia, oggi è un albergo, ed era utilizzata per ospitare le personalità in confino durante il periodo fascista. Nelle sue stanze presero dimora, tra gli altri, Ras Immerù e Benito Mussolini alla fine del luglio del 1943.