Ponza fra storia e leggenda

La storia

Ponza, venuta su dal mare da eruzioni vulcaniche, stendesi nelle acque del Tirreno, tinte dei vari colori, dall'azzurro allo smeraldo a seconda delle ore della giornata, che la lambiscono sulle infinite spiagge di soffice arena, nelle innumerevoli grotte dalle rocce policrome e sugli scogli e faraglioni dalle forme più fantastiche.

In alto, le pareti rocciose a picco sul mare, grigie, verdi, rosse, gialle, cosparse di fitti cespugli di fichi d'India, di ginestre e di basse vegetazioni, mutano il loro colore al mutar del sole, e narrano i veementi processi vulcanici, dai quali l'isola nacque. Le terrazze degradanti sino al ciglio delle grandi pareti formano rade e baie, nelle quali si specchiano all'alba ed al tramonto dando al mare cangianti ed incantevoli colori. Fu da Omero chiamata EEA, denominazione a lui forse giunta attraverso la voce fenicia EEUS, che significava triste, perché Ponza, osservata nei periodi tempestosi per la sua posizione, può ispirare un gran terrore sembrando che barcolli in mezzo al furioso scatenarsi delle acque e dei venti. Forse ad Omero la denominazione EEA arrivò attraverso i navigatori greci, che conoscevano l'isola nei loro continui approdi e  soggiorni per la dimora della mitica Eos, che nella loro lingua era il nome dato all'Aurora. Questo attrasse il tritone Astreo e da esso nacquero i venti, i quali regnano in Ponza, aperta ovunque al loro dominio. Molto più tardi, dopo Omero l'isola di Apollonio, Virgilio e Strabone fu denominata Circide, l'isola di Circe, confermando la tradizione, che la riconosceva capitale del regno di Circide. Anche Giovanni Boccaccio, fondatore della prosa italiana e maestro del genere narrativo, racconta di Ponza nella sua "Geneologia degli Dei" e la chiama Monteblivione, luogo di oblio, perché nell'isola, abbastanza lontana dalla terraferma per gli allettamenti locali, tutti gli uomini diventano indolenti e pigri e si lasciavano prendere dalla malia degli occhi cerulei e dalle forme procaci delle donne e delle fanciulle. Come ogni cosa di questa terra, anche il regno delle "uri" di Monteblivione" ebbe termine per volere di Giove, che vi mandò Circe a governarla. La Maga tramutò quei molli uomini in porci e le donne in sirene, perché con il loro dolcissimo canto allettassero i naviganti per farli cadere nelle sue insane e malvagie bramosie. Circe figlia del Sole e della ninfa Perseide, aveva ucciso il marito per regnare da sola sulla russa Sarmazia. Presa in odio dai sudditi, scappò col carro del sole e fu portata nell'isola "che il mar senza confine circonda" (Omero). Regnò a lungo nella Circide dando sfogo ai suoi istinti perversi e riducendo, poi, in bestiale schiavitù con le sue arti magiche, quanti avevano la ventura di approdarvi. Dopo la caduta di Troia avvenuta nell'anno 1184 a. C., il re di Itaca, lo scaltro Ulisse, nella sua fortunosa navigazione, prese porto anche nell'isola di Circe con i suoi compagni, i quali furono subito trasformati in porci con una bevanda. Anche l'eroe greco ne aveva bevuto, ma era stato immunizzato da un'erba datagli da Mercurio. La maga non avendolo potuto legare con la magia, lo avvinse cin l'amore. Ulisse rimase a lungo con Circe e da essi nacquero Telegono, il progenitore di colui che, chiamato Italo, dette il nome all'Italia. Al pensiero della moglie, del figlio e della patria lontana, l'astuto greco, dopo aver imposto il ritorno alla forma umana dei suoi compagni, abbandonò l'amante. Questa per dimenticare di essere ridiventata donna, si fece riprendere dal carro del sole, trasferendosi in lontani ed ignoti lidi. Fu vendicata dal figlio Telegono, che uccise Ulisse nella sua reggia di Itaca. Scomparsa la magia dall'isola, vennero a popolarla gli Ausoni, popolo che comprendeva gli Aurunci ed i Volsci. Questi occupavano il territorio da Velletri ai Monti Lepini, gli altri quello che si estende dal fiume Garigliano alle Paludi Pontine. Vi approdarono, poi, i Fenici ed i Greci. I primi abitatori di Ponza furono gli Aurunci, che vi arrivarono verso il 1500 a. C. e ad essi si devono le numerose grotte esistenti nell'isola, che servivano per le abitazioni e per serbatoi d'acqua. Dopo vi approdarono i Fenici, i primi arditi navigatori dell'antichità. Erano di razza camitica, discendenti di Canaan, figlio di Cam. Provenienti dall'Arabia, si istallarono nella regione costiera della Siria ove raggiunsero verso il 14° secolo a. C. il massimo sviluppo civile ed economico. La loro vita si svolgeva sul mare prima per semplice traffico e poi per smerciare i loro manufatti. Le loro navi, che solcavano il Mediterraneo, raggiunsero l'isola d'Elba, come ne fanno memoria Omero, Erodoto, Esiodo, Strabone, Dionisio ed altri scrittori. Della permanenza dei Greci, che vi avevano creato una colonia, è rimasta una serie di imponenti ipogei sui rocciosi colli dei Guarino e sull'erta parete della rada del Bagno Vecchio, i quali conservano il tipo dei monumenti funerari del mondo ellenico - orientale. Agli Aurunci si aggiunsero i Volsci, gli Ausoni del retroterra laziale. È loro manufatto il muro ciclopico, formato da pochi massi, visibile sul lato esterno del cimitero sopra la Grotta di pilato. In quell'epoca l'isola dai Greci venne chiamata Pontia, da Pontos che vuol dire terra in mare. Come tutte le città latine anche la nostra isola si governava da sé a regime repubblicano. Dopo l'occupazione del Lazio, avvenuta con la grande guerra latina, Roma, procedendo alla conquista della penisola, mandò nel 313 a. C. in Ponza una colonia, composta da militari e magistrati allo scopo di avere una sentinella avanzata sul mare, atta alla difesa della Grande Repubblica. Ponza era città libera federata, del tutto indipendente da Roma, costituendo corpo politico autonomo, ma legata ad essa da trattato, che fissava diritti e doveri reciproci. I Volsci dimostrarono la loro fedeltà all'alleanza, fornendo nella seconda guerra punica navi e uomini, che dettero prova di perizia marinara e di combattività da meritare l'alto elogio del Senato Romano. Dopo 200 anni, nell'89 a.C., a seguito della guerra Sociale detta anche marsica, scatenata dai popoli italici, che Roma non trattava più da alleati, ma sottomessi con ogni sorta di gravezze, anche a Ponza fu concessa la tanto agognata cittadinanza romana. Durante l'Impero Romano, l'isola fu una fiorente cittadina ed anche luogo di esilio di augusti personaggi e di cristiani. Le sue industrie cantieristiche, alle quali fornivano legname i boschi di pino e di quercia, di cui era abbastanza coperto il nostro arcipelago, affidate ad abili costruttori navali e la posizione geografica contribuirono a sviluppare il traffico marittimo e l'emporio. In quell'epoca, la flotta romana, incredibile a credersi, veniva a Ponza per rifornirsi d'acqua, perché era provvista di capaci serbatoi e di due meravigliose condutture, attraverso le quali l'acqua piovana, sapientemente raccolta, dissetava la popolazione ed i numerosi naviganti. La prima conduttura portava l'acqua dalla cisterna della Dragonara, passando per le contrade Scarpellini e Casino a quelle del Bagno Vecchio, e l'altra della rada di Cala d'Inferno alla grotta dei Geroglifici sulla spiaggia di S. Antonio. Queste cisterne, documenti incancellabili della civiltà dei primi abitatori dell'isola, dopo duemila e forse tremila anni, si mantengono in buono stato, ma sono senz'acqua, che copiosamente si perde in mare.