La smilace

La flora di Ponza

Quando si dice "darsi alla Macchia", si intende nascondersi in un folto impenetrabile, segreto, ove gli inseguitori non possono raggiungere il fuggiasco.

Senza Smilax aspera ed altri soldatacci di ventura similari, Flora non sarebbe riuscita a costruire un tal luogo, ad un tempo rifugio e trappola. Esiste una capacita' di accordi particolari tra piante: nel nostro caso pare che la comunita' della Macchia, cioe' delle specie erette, abbia stretto un vincolo difensivo con la Smilace. Essa e' la liana per eccellenza della Macchia e, per sottolineare il carattere difensivo di questo ruolo vegetale, e' irta delle peggiori spine che si possano immaginare: spinette durissime, ritorte all'indietro come i denti dello squalo, che percorrono la gran lunghezza dei rami, ma anche il bordo delle foglie e la loro costolatura mediana. Bastarono, all'uomo, pochi incontri con questo satanasso, perche' il popolino lo chiamasse straccia braghe. Poiche' non puo' avere portamento eretto, si arrampica lungo rami e tronchi delle altre piante alla ricerca, come tutti, della luce; si abbarbica, si contorce in giri complicatissimi, aumenta la lunghezza dei suoi rami serpentini a mano a mano che gli ospiti crescono in altezza e in numero. Gradatamente la Smilace tesse un impenetrabile groviglio spinoso, attraverso il quale nessuno, uomo o animale, potrebbe passare senza ridursi a brandelli. Invalicabili diventano anche i confini vegetali tra i campi coltivati, dove la Smilace trova compagni altrettanto rispettabili nel Fico d'India e nell'Agave. Eppure persino la sua vocazione selvaggia e aggressiva si esprime tutta in bellezza: bello il portamento sinuoso, degno in tutto di certi decori floreali barocchi e rococo'; belle le foglie alterne, coriacee, luccicanti di un verde intenso, dalla forma elegante a punta d'asta guerresca, unite al ramo da un picciolo lungo e nervoso che si innesta con l'ornamento di due cirri riccioluti adatti ad attanagliare le piante ospiti. Bella la fioritura che, da maggio, per due mesi tempesta la pianta e diffonde un intenso profumo intorno; poi, nel dolce autunno, maturano splendide bacche ovoidali di un rosso corallo cantante che decorano la Macchia di sontuosi festoni.