La posidonia

La flora di Ponza

Ben conosciuto e' il fenomeno dell'eutrofizzazione, dovuto a un'alga tristemente nota col nome di alga rossa, che quasi beffandosi delle leggi biologiche, sembra trovare prezioso alimento negli scarichi industriali e in altre sostanze inquinanti.

Del tutto opposto, invece, il destino della posidonia oceanica. I sub ponzesi conoscono questa pianta, che non e' quindi un'alga, perche' essa col suo aspetto nastriforme crea estese praterie nei tersi fondali del nostro Arcipelago. Il turista che d'estate dopo un'improvvisa buriana la maledice con i suoi cumuli maleodoranti gli ha reso letteralmente impraticabili le battigie di Chiaia e di Frontone o perche' gli si e' appiccicata alla pelle con una tenacia degna d'un insetto molesto, ignora forse che questo umile vegetale d'un verdebruno, ha il non trascurabile merito di proteggere dall'azione erosiva dei frangenti le coste dell'isola e, al contempo, agire come indicatore del tasso d'inquinamento marino. Essendo estremamente delicata, essa scompare praticamente del tutto da quei fondali dove per mancanza d'ossigeno ne sia stata gravemente compromesso l'ecosistema. Nel golfo di Napoli, per esempio, e' "rimpiazzata" da un tipo d'alga d'un verde intenso, quasi smeraldino, che sembra vivere in vivificante simbiosi con i mitili, altri abitatori di fondali altamente compromessi, mentre ricompare abbastanza diffusamente lungo le coste del Cilento, facendo dell'habitat marino di questa regione una delle ultime oasi continentali italiane. La posidonia oceanica e' dunque, nelle acque dell'Arcipelago Ponziano, una presenza rassicurante, un rilevatore del loro stato di salute. Elevarla quindi a piu' degna considerazione, sarebbe quantomeno "ecologistico". Salvo i suoi soffici tappeti maleodoranti depositati sulle spiagge e i suoi frantumi che come pagliuzze s'appiccicano ostinatamente alla pelle!