Il cisto

La flora di Ponza

Possiamo dire del Cisto che esso e' un grande e indomito cavaliere di ventura della Macchia selvaggia, dotato non soltanto di armi efficaci contro il vento e il sole, ma di sottili stratagemmi contro altri nemici soprattutto animali, messi a punto nelle centinaia di migliaia di anni della sua militanza.

 Abituato a vedersela con gli ambienti piu' aridi e spogli, predilige i suoli silicei e rifugge da quelli calcarei; affronta la calura e l'arsura con opportuni accorgimenti del fogliame e con una proverbiale frugalita' e resistenza alla penuria d'acqua. La specie ha messo a punto 16 diverse varieta' di Cisto, a seconda della situazione strategica di crescita e avanzata, quasi fossero 16 assetti di combattimento: nelle Ponziane sono impegnate due di esse, il Cistus monspeliensis o Cisto marino, e il Cistus salviaefolius o Cisto femmina. In genere i due compari affrontano le zone ove il fuoco o i coltivi o il pascolo hanno devastato la vegetazione originaria; hanno al loro fianco pochissime altre specie, quali l'Elicriso e la Ginestra. Il Salviaefolius, piu' piccolo - 30, 80 cm massimo - si dispone in presidi a Gariga, cioe' a bassi cespugli isolati qua e la', alternandosi e quasi accordandosi con le altre pioniere per colonizzare ove possibile, lasciando chiazze di terreno nudo in corrispondenza di rocce compatte o pietrame troppo difficile. Il problema e' di moltiplicarsi molto e molto rapidamente ed il Cisto femmina provvede emettendo in maggio-giugno, una quantita' di grandi fiori bianchi del diametro di 4-5 cm, spesso facendoli precedere da cantanti gemme arancione: insomma un richiamo d'amore agli insetti che trasforma la landa desolata in una miriade di promesse, le quali vengono regolarmente mantenute. Pur essendo la varieta' piu' piccola di Cisto, ha i fiori di maggior dimensione fatti, come in tutta la specie, di cinque petali, tre dei quali, specializzati in sepali piu' larghi, proteggono i due interni piccoli; il cuore del fiore palpita di una sorta di aureola gialla, quasi un invito a un morbido imeneo. E gli insetti arrivano a migliaia, la fecondazione si ripete per milioni e miliardi di volte in una primavera; l'estate matura un'infinita' di semi, che venti ed uccelli provvedono a seminare nel volgere di un anno, moltiplicando la truppa pioniera. Le foglie sono picciolate e opposte, di forma ovale, con la pagina superiore verdognola e la inferiore protetta contro il vento e gli insetti da una pelliccetta grigia che ricorda quella della Salvia da cui l'attributo di salviefolius. La prima colonizzazione e' cosi' assicurata; la Gariga lentamente si organizza, con l'apporto di altre specie vegetali, in una ricca e cespugliosa Macchia bassa: arrivano il Lentisco, l'Oleastro, il Mirto, il Corbezzolo, l'Erica, le Fillirea, la Ginestra, ma arrivano anche gli animali da pascolo che divorano enormi quantita' di piante. Quindi l'esercito dei Cisti manda avanti un combattente piu' specializzato, il Cistus monspeliensis o marino, con foglie strette e lanceolate dal margine arrotondato, opposte tra loro, dotate di un sistema ghiandolare che secerne una sostanza assai appiccicosa e repellente per gli animali. E c'e' un altro problema: nello stretto della macchia, i fiori di molte specie diverse si fanno concorrenza nel richiamo degli insetti; non serve la dimensione delle corolle, data l'angustia dello spazio nella legione vegetale. E allora Flora ha tenuto i candidi fiori del suo marino ad una circonferenza di 2-3 cm, ma li ha dotati di un profumo intensissimo e soave che nella calda primavera percorre la Macchia come una musica e inebria non soltanto gli insetti, ma anche le persone. Questi fiorellini dolcissimi sono fatti per vivere un solo giorno, tale e' l'impeto e la passione del loro messaggio d'amore, ma ogni giorno la pianta ne produce altri e altri ancora, per settimane, finche' il volgere degli astri non decreta l'estate. E allora i Cisti, si raccolgono nel dovere di fruttificare; non servono piu' i fiori, non serve piu' essere belli: la loro divisa perde anche il verde, si fa marroncina, rugginosa, accartociata, brutta. Serve solo che tanti semi maturino nelle innumerevoli e dimesse bacche. La vita dell'individuo-Cisto ha il suo unico significato nella continuita' e moltiplicazione della specie. Quando verra' l'incendio - e sicuramente verra' perche' c'e' l'uomo - la macchia sara' divorata, cosi' secca com'e'. Ma il Cisto sara', insieme al Corbezzolo, il primo a rispuntare dal suo duro terreno di servizio, con una vitalita' che ha dell'incredibile, molte altre specie vegetali non cresceranno piu', lui si', sempre e sempre piu' numeroso, finche' restera' pressoche' il solo componente in vaste zone a presidiare il regno verde contro il regno animale. Gli uomini lo chiameranno allora "infestante".