L'euforbia

La flora di Ponza

Delle otto specie presenti nelle Isole Ponziane, e' certamente l'Euphorbia dendroides, o arborea, la piu' famosa e la piu' bella; ad essa sono legate le antichissime mitologie dei filtri magici della Maga Circe ricavati dal lattice bianco che stilla quando si spezza la pianta in qualunque punto.

Alta fino a 2 m, di forma perfettamente emisferica, si difende in tal modo dai venti impetuosi e persino dalle fiamme che le "scivolano" sopra. Percio' a volte la si trova sola sulle rupi, unica superstite di mille traversie, oppure in compagnia dell'Assenzio arboreo, in una sorta di oscuro dialogo di veneficio. Ma spesso l'Euforbia entra nella macchia con Oleastro, Lentisco, Mirto, Carrubo, Ginepro, Leccio; oppure forma colonie in cui e' prevalente e che preludono ad una macchia piu' evoluta e composita. E' insomma una pianta pioniera, dal carattere altero ed equivoco, bella come la Maga omerica e, come lei, figlia del Sole. I rami rossi e nervosi, segmentati ad angoli, nella ricerca della perfetta forma arbustiva emisferica; le foglie lanceolate e abbondanti, glauche, cadono durante i forti calori estivi lasciando a nudo la trama geometrica dei rami; ma rispuntano verdeggianti subito dopo la fine delle piogge, in marzo. I fiori tempestano ombrelle formate da 3 a 10 raggi e durano a lungo: molte foglie circondano le infiorescenze e provvedono a renderle piu' evidenti; due brattee gialle all'attaccatura di ogni raggio sottolineano la preziosita' del dono. Ma dentro l'Euforbia, lungo numerose vene, scorre veleno: n latice bianco che si rapprende all'aria. Chimicamente e' una sospensione complessa di protidi, glucidi, alcaloidi, tannini, resine, ed acido euforbico. Un vero capolavoro di alchimia magica della Natura, studiato per difendere la pianta dagli erbivori. Ma l'uomo, e prima ancora, le dee, se ne appropriarono per ben altri scopi: da Circe, che miscelando il lattice con chissa' quali altre essenze della Macchia, scatenava gli istinti dei suoi ospiti verso la regressione piu' animalesca, lungo tutto l'iter della magia nera medievale, fino ai nostri giorni, in cui ancora i pescatori di frodo usano la sostanza per stordire i pesci e catturarli senza fatica.Eppure gli isolani antichi conoscevano anche le virtu' terapeutiche dell'Euforbia: guarivano i porri con il lattice e usavano i semi come purgante; ma ponevano molta attenzione a non toccarsi gli occhi e la pelle con il liquido velenoso per evitarne la fortissima irritazione. La bella Euforbia non sa nulla di magia bianca o nera; presidia il suo palmo di terra da millenni, fedele soltanto al compito affidatole. La piu' umile specie Helioscopia, anch'essa presente alle Ponziane, alta da 5 a 30 cm, eretta come un nanetto su un solo fusto denso di foglie, piena come la sorella di veleno, passa il suo tempo in colonie anche infestanti su terreni molto azotati, aspettando l'evoluzione del regno di Flora. Un giorno il grande scienziato romano Plinio scopri' che la piccola maga traeva tutto il suo potere da un'unica fonte. Infatti dall'alba al tramonto i suoi fiori seguono il cammino del Sole, antichissimo padre. E la chiamo' Helioscopia.